Tutorial

•gennaio 19, 2011 • 1 commento

 

 

        Un ritratto a matita

       EDUARDO DE FILIPPO

 

 

 

 

   Ho voluto cimentarmi con una tecnica quasi realistica per insegnarla ad una allieva che mi sollecitava in questo. Non avendo mai realizzato questo tipo di lavoro mi sembrava di dover superare un ostacolo insormontabile: rendere un disegno quasi realistico. Ho osservato i lavori di molti disegnatori professionisti e poi ho detto a me stesso:”Ci provo”.

Ho applicato il principio che cerco di insegnare ai miei allievi: “non esiste una cosa più importante di un’altra quando si disegna. Osserva una foglia come osservi un capello, la crepa di un muro o la brina su un ramo. Ti accorgerai che alla base di ogni cosa c’è una forma ed una legge molto semplice che governa tutto”.

 

 

   L’errore di chi prova ad eseguire ritratti è quello di pensare il lavoro come un elemento unico. Bisogna immaginare, invece, di risolvere 100 ritratti nello stesso lavoro, affrontare una singola ciocca di capelli come se si trattasse dell’unica cosa importante al mondo. Il disegno è uno strumento di conoscenza e la conoscenza non ha nomi e cognomi, parti importanti e parti secondarie. Per il disegnatore è importante una ruga quanto un neo, un capello quanto la bocca.

Disegnare vuol dire osservare senza parole. Spesso quando noi osserviamo siamo soliti pronunciare il nome della cosa in un monologo interiore: diciamo dentro di noi: sto disegnando l’occhio..”. Questo dare un nome alle cose impedisce di osservarle con precisione. Il principiante spesso è preso da un certo nervosismo perchè   questo occhio non mi riesce…”  e continua a ripetere lo stesso segno calcando e cancellando.

In realtà quell’occhio che sta disegnando non è una cosa sola ma un insieme di pieghe, di ombre, di riflessi che lui elimina pronunciando la parola “Occhio”.

 

    

 

   Molti disegnatori sono imprigionati dal GRIGLIATO, quel sistema di righe e quadretti che si usa per riprodurre fedelmente un’immagine. Lasciate stare ma esercitatevi invece ad osservare molto ciò che dovete ritrarre, osservate, osservate e osservate: lasciate entrare quelle pieghe e quegli occhi dentro di voi perchè la nostra mente è capace pù di ciò che crediamo. La soddisfazione di aver “VISTO” realmente quel volto non ha prezzo. Spesso siamo convinti che ci sia qualcosa che “…è proprio difficile“. In realtà nulla è difficile. Deve soltanto rompersi un vecchio circuito mentale che limita la nostra percezione. Si tratta solo di osservazione e di volontà, di desiderio e di necessità.

L’arte non è una griglia da riempire. L’arte è permettere ai nostri contenuti psichici non strutturati di venire in superfice, di manifestarsi. Questo può anche significare che una piega della pelle non sia esattamente uguale a quella del soggetto. Davanti ad un quadro del grande Gauguin una signora si lamentava che il braccio di quella donna non fosse delle giuste proporzioni. Il Maestro sentendola le disse: “Madame, lei è una donna, quello che sta osservando è invece un quadro”.

 

    

 

    Questo esercizio mi è servito per confermare una certa convinzione: “E’ la necessità il motore dell’uomo” non la Volontà come molti credono. Essa deve essere sostenuta da un bisogno. La mia volontà è stata sempre la stessa ma non avrei mai affrontato un lavoro del genere se non avessi avuto la necessità di doverlo fare.

 

 

 

    Molti mi chiedono “come si fa a fare i capelli?” oppure: “Ma come fai a rendere così la pelle?”

      La verità è che non esiste “IL CAPELLO” come categoria ma “quel capello” in quella particolare luce, con quei particolari riflessi, con quel particolare colore ed è quello che devi osservare, non rincorrere l’IDEA del capello. Il capello è solo una parola. Dentro non c’è nulla. Fai un buco di un centimetro in un foglio di carta e attraverso quel foro osserva il particolare che devi ritrarre, senza dare nomi o cercare di sapere che cosa sia. Disegna e basta senza sapere nulla ma prima osserva, osserva. osserva.

 

Non pensare. Il pensiero è nemico della creatività. È consapevole di sé, e ciò che è consapevole di sé è fetente. Tu non puoi “provare” a fare una cosa. Semplicemente “devi” fare una cosa.

Ray Bradbury
 

  

 

   Questo è il lavoro finito. Fino a una settimana prima di iniziarlo ero fermamente convinto che non avrei mai fatto un lavoro del genere. Poi ne ho avuto bisogno. E l’ho realizzato. Senza pormi domande, senza pensare se ne fossi stato capace o meno. Ho realmente cercato di “Conoscere” questo volto con tutto me stesso, per giorni interi.

Lavoro a distanza molto ravvicinata dal foglio in uno spazio molto ristretto e quindi non avevo mai visto l’effetto generale. Quando ho terminato l’ho appeso in una parete dello studio e l’ho guardato da lontano: sono rimasto impressionato dall’effetto generale. Avevo guardato sempre solo rughe, capelli, solchi della pelle da molto vicino ed ora lo osservavo nella sua bellezza.

Sono molto felice, ma ora posso tornare ai miei lavori di sempre.

Saper DISEGNARE o…. saper VEDERE?

•novembre 19, 2008 • 5 commenti

Questo testo si propone di convincere, soprattutto coloro che credono di non esserci portati, che tutti possono imparare a disegnare . Quando dico questo ai principianti, solitamente mi rispondono che ci proveranno ma sanno già che per disegnare bisogna avere talento innato e che naturalmente loro non ne hanno…
Ma chi dubita che per tirar fuori La Divina Commedia ci voglia talento e predisposizione? Eppure questo non ha impedito a tutti noi di scrivere una lettera d’amore, un biglietto d’auguri, il proprio curriculum. Ecco, tutti noi possiamo imparare a fare un disegno d’auguri.

Nelle ore di disegno a scuola ci veniva detto semplicemente: ”disegna questa natura morta”. Chi era in grado di disegnare copiava con una certa fedeltà, per gli altri era la constatazione di una mancanza. Ci veniva insegnato qualche rudimento della teoria delle ombre e della prospettiva ma il problema restava lì dov’era. “Il disegno non è per te”! questa era la frase con la quale l’insegnante assolveva se stesso ed il suo metodo. E tutti abbiamo creduto a questo superficiale assunto ed abbiamo abbandonato il disegno e con il disegno molte altre prospettive di applicazioni artistiche. A tutti noi hanno fatto credere che disegnare fosse una qualche magica esperienza che nasce dalla mano; in realtà ciò che permette di disegnare è una differenziata e specializzata attività visiva. Insomma, si disegna con l’occhio e non con la mano.
Se ti chiedo di disegnare un occhio probabilmente verrà fuori una cosa del genere:

corsi_clip_image001

 

 

 

e se ti chiedessi di disegnare una bocca faresti più o meno così:

corsi_clip_image001_0000

In realtà che cosa è successo? Tu non hai osservato alcun occhio e nessuna bocca. Hai semplicemente “pensato” ad un occhio ed una bocca. Il fatto è che noi il più delle volte non osserviamo ma “pensiamo”. Ma disegnare una foglia vuol dire disegnare ciò che la rende diversa da tutte le altre foglie; disegnare un volto vuol dire sapere perchè è diverso dagli altri volti; disegnare un’occhio vuol dire rappresentare proprio l’occhio di una determinata persona e non un’altro qualsiasi. Questo è possibile solo se siamo capaci di osservare. Spesso non lo siamo e proverò a spiegarti perchè.

Qui di seguito vedi un’immagine del contorno di una testa vista di fronte (immagina un uomo privo di capelli)

testa

prova ad immaginare dove dovrebbero essere disegnate le linee degli occhi. Ti ricordo che stiamo parlando di una cosa che tutti noi abbiamo davanti ogni giorno almeno un centinaio di volte: allo specchio la nostra testa e nella realtà quelle degli altri. Quindi una cosa che dovremmo aver visto e conoscere bene.
Eppure, molti di noi non sanno individuare con sicurezza dove dovrebbero essere gli occhi in un volto. noi pensiamo che gli occhi nella testa occupino la parte più alta ed infatti tutti gli allievi principianti li disegnano in questo modo:

testa-1
e tu dove li avresti disegnati ?

 

 

Altro esercizio:
questo che segue è il profilo di un viso

profilo
sapresti definire l’intero cranio di questo viso?

 

 

Che cosa viene fuori? una cosa così?:

prova_cranio1

 

 

 

oppure una così? prova_cranio2

ti soddisfa il risultato oppure pensi che qualcosa non sia al suo posto?
Ripeto che non stiamo disegnando un ritratto o la copia di un quadro di Caravaggio ma cercando di capire se conosciamo, e quanto, una cosa che osserviamo tutti i giorni e che ci appartiene. Non si tratta di abilità nel disegno ma di osservazione. Sono sicuro che emergono delle difficoltà e che cominciamo a comprendere che il disegno non c’entra nulla.

PERCHE’ QUESTO BLOG…

•ottobre 23, 2008 • 5 commenti

Un nuovo blog: ce n’era proprio bisogno? Credo di si.

Lo credo perché insegno da molto tempo il disegno e la capacità di creare e frequentando siti, laboratori, scuole e associazioni mi sono accorto che la maggior parte delle persone crede di non avere attitudini artistiche né  tanto meno capacità di inventare.  Siamo tutti andati a scuola per almeno 13 anni: ci hanno insegnato come  vestivano i Sumeri, come guerreggiava Luigi XVI°, cosa mangiavano i Fenici: nessuno ci ha mai insegnato ad usare la nostra mente, come gestire i pensieri, come ampliare e costruire le capacità creative. E tutti, o quasi, hanno finito per credere di non avere nessuna possibilità di creare, scolpire, disegnare, inventare. Tutti abbiamo creduto ad una malsana quanto cretina legge della mente e delle possibilità:”Bisogna esserci portati!” questo ci veniva ripetuto ad ogni nostro tentativo di avvicinare il mondo dell’arte e dell’espressione. E di questo ci siamo persuasi. Ci siamo convinti che l’atto artistico nascesse da chissà quali magiche attitudini; ci siamo convinti che coloro che sanno disegnare abbiano una qualche prodigiosa facoltà e così, in preda ad imbarazzo e sfiducia, abbiamo abbandonato pennelli e macchine fotografiche, matite e scalpelli, fogli di carta e legni su cui intagliare. Convinti di non esserci portati!

Io ero uno di questi convinti. Per molti anni, nonostante i tentativi, nonostante un certo desiderio.

Poi un incidente, a 18 anni, mi ha privato dell’udito per due lunghissimi mesi. Niente parole. Niente suoni. Ho iniziato a chiedere fogli e penna per scrivere le cose che mi servivano. Poi fogli per copiare qualche fumetto. Infine blocchi per disegnare davvero. Con mia grandissima sorpresa disegnavo con facilità cose che un mese prima erano di una difficoltà immensa. Non erano opere d’arte ma mi davano grande piacere. Non ho più abbandonato il disegno. Oggi, in virtù di quell’esperienza negativa, insegno a molti a superare l’impossibilità di disegnare. Il 99% ci riesce con successo.  Il disegno, l’arte, la creatività, hanno un solo nemico: il linguaggio. Noi osserviamo il mondo con gli occhi ma lo traduciamo in linguaggio, in parole. Le parole non sono nulla, sono solo un codice: se noi osserviamo un lago diciamo “acqua” e crediamo che quella cosa che sta lì, in quella buca, sia corrispondente a quello che sappiamo di “ACQUA”, cioè trasparenza, striatura, riflesso. E queste sono le cose che, pronunciando la parola “acqua”, entrano nella nostra mente. Ma a volte la cosa che stiamo guardando (l’acqua del lago in questo caso) non ha nessuna delle caratteristiche che noi conosciamo: dato che il lago è sporco, il suo colore non è più trasparente ma verde; dato che il lago è fermo non c’è più striatura ma un riflesso del bosco che c’è intorno.

L’unica difficoltà nel disegno è quella di Saper Vedere. Hai visto milioni di volte una  testa di profilo: prova ad abbozzarne la forma su un foglio. Cosa succede? Scommetto che provi imbarazzo. È la cosa che hai visto di più nella tua vita. Eppure non la conosci. Vedi? Non è la mano a non saper disegnare, ma l’occhio che non sa vedere….

 
Follow

Get every new post delivered to your Inbox.