Un ritratto a matita
EDUARDO DE FILIPPO
Ho voluto cimentarmi con una tecnica quasi realistica per insegnarla ad una allieva che mi sollecitava in questo. Non avendo mai realizzato questo tipo di lavoro mi sembrava di dover superare un ostacolo insormontabile: rendere un disegno quasi realistico. Ho osservato i lavori di molti disegnatori professionisti e poi ho detto a me stesso:”Ci provo”.
Ho applicato il principio che cerco di insegnare ai miei allievi: “non esiste una cosa più importante di un’altra quando si disegna. Osserva una foglia come osservi un capello, la crepa di un muro o la brina su un ramo. Ti accorgerai che alla base di ogni cosa c’è una forma ed una legge molto semplice che governa tutto”.
L’errore di chi prova ad eseguire ritratti è quello di pensare il lavoro come un elemento unico. Bisogna immaginare, invece, di risolvere 100 ritratti nello stesso lavoro, affrontare una singola ciocca di capelli come se si trattasse dell’unica cosa importante al mondo. Il disegno è uno strumento di conoscenza e la conoscenza non ha nomi e cognomi, parti importanti e parti secondarie. Per il disegnatore è importante una ruga quanto un neo, un capello quanto la bocca.
Disegnare vuol dire osservare senza parole. Spesso quando noi osserviamo siamo soliti pronunciare il nome della cosa in un monologo interiore: diciamo dentro di noi:“ sto disegnando l’occhio..”. Questo dare un nome alle cose impedisce di osservarle con precisione. Il principiante spesso è preso da un certo nervosismo perchè “questo occhio non mi riesce…” e continua a ripetere lo stesso segno calcando e cancellando.
In realtà quell’occhio che sta disegnando non è una cosa sola ma un insieme di pieghe, di ombre, di riflessi che lui elimina pronunciando la parola “Occhio”.
Molti disegnatori sono imprigionati dal GRIGLIATO, quel sistema di righe e quadretti che si usa per riprodurre fedelmente un’immagine. Lasciate stare ma esercitatevi invece ad osservare molto ciò che dovete ritrarre, osservate, osservate e osservate: lasciate entrare quelle pieghe e quegli occhi dentro di voi perchè la nostra mente è capace pù di ciò che crediamo. La soddisfazione di aver “VISTO” realmente quel volto non ha prezzo. Spesso siamo convinti che ci sia qualcosa che “…è proprio difficile“. In realtà nulla è difficile. Deve soltanto rompersi un vecchio circuito mentale che limita la nostra percezione. Si tratta solo di osservazione e di volontà, di desiderio e di necessità.
L’arte non è una griglia da riempire. L’arte è permettere ai nostri contenuti psichici non strutturati di venire in superfice, di manifestarsi. Questo può anche significare che una piega della pelle non sia esattamente uguale a quella del soggetto. Davanti ad un quadro del grande Gauguin una signora si lamentava che il braccio di quella donna non fosse delle giuste proporzioni. Il Maestro sentendola le disse: “Madame, lei è una donna, quello che sta osservando è invece un quadro”.
Questo esercizio mi è servito per confermare una certa convinzione: “E’ la necessità il motore dell’uomo” non la Volontà come molti credono. Essa deve essere sostenuta da un bisogno. La mia volontà è stata sempre la stessa ma non avrei mai affrontato un lavoro del genere se non avessi avuto la necessità di doverlo fare.
Molti mi chiedono “come si fa a fare i capelli?” oppure: “Ma come fai a rendere così la pelle?”
La verità è che non esiste “IL CAPELLO” come categoria ma “quel capello” in quella particolare luce, con quei particolari riflessi, con quel particolare colore ed è quello che devi osservare, non rincorrere l’IDEA del capello. Il capello è solo una parola. Dentro non c’è nulla. Fai un buco di un centimetro in un foglio di carta e attraverso quel foro osserva il particolare che devi ritrarre, senza dare nomi o cercare di sapere che cosa sia. Disegna e basta senza sapere nulla ma prima osserva, osserva. osserva.
Non pensare. Il pensiero è nemico della creatività. È consapevole di sé, e ciò che è consapevole di sé è fetente. Tu non puoi “provare” a fare una cosa. Semplicemente “devi” fare una cosa.
Questo è il lavoro finito. Fino a una settimana prima di iniziarlo ero fermamente convinto che non avrei mai fatto un lavoro del genere. Poi ne ho avuto bisogno. E l’ho realizzato. Senza pormi domande, senza pensare se ne fossi stato capace o meno. Ho realmente cercato di “Conoscere” questo volto con tutto me stesso, per giorni interi.
Lavoro a distanza molto ravvicinata dal foglio in uno spazio molto ristretto e quindi non avevo mai visto l’effetto generale. Quando ho terminato l’ho appeso in una parete dello studio e l’ho guardato da lontano: sono rimasto impressionato dall’effetto generale. Avevo guardato sempre solo rughe, capelli, solchi della pelle da molto vicino ed ora lo osservavo nella sua bellezza.
Sono molto felice, ma ora posso tornare ai miei lavori di sempre.















